All’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti tornerò a fare il semplice volontario

L’anno 2020 sarà l’anno del XXIV Congresso Nazionale.

Ho deciso quindi di scrivere questo post per i molti amici che mi chiedono quale sarà il mio futuro nell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti.

Avevo 9 anni quando i miei genitori mi iscrissero alla sezione di Macerata, cercando – come molti – un supporto adeguato a fronteggiare le difficoltà legate alla disabilità visiva.

Durante gli anni universitari, le mie condizioni visive si aggravarono, ma persone straordinarie della mia sezione hanno compreso e fatto propri i miei problemi: non li risolvevano per me, ma – come giusto – mi indicavano la strada, soprattutto con i loro personali esempi di vita. Mi hanno aiutato a crescere, trasformando la mia personalità: con il tempo, infatti, non ero più soltanto colui che aveva bisogno, ma colui che poteva e doveva aiutare. A loro, però, sono grato soprattutto per avermi trasmesso l’amore e la passione per quello che facevano! Crescendo, avevo promesso a me stesso che avrei fatto il possibile affinché altri alunni, all’interno della scuola, non vivessero le situazioni che ho vissuto io e per circa vent’anni, ho trascorso in sezione, la maggior parte del mio tempo libero: per essere aiutato, imparare ed aiutare a mia volta.

Mi affacciai fuori dalla sezione di Macerata nel 2007, con il mio primo incarico come responsabile giovani per il consiglio UICI Marche. Era davvero bello essere un socio attivo dell’Unione. Lavoravo con entusiasmo e qualche volta facevo sentire la mia voce, quando – ancora acerbo – lasciavo che la mia parte più idealista e combattiva si esprimesse liberamente! Sapevo di poterlo fare perché, a quell’epoca, il dialogo sembrava ancora un valore importante per tutti e le divergenze di pensiero costituivano una ricchezza e rafforzavano ancora di più l’unità dell’Unione.

Il 22 gennaio 2010 è una data che porterò sempre nel mio cuore. Durante un convegno dedicato ai giovani, il Grande Presidente Tommaso Daniele, dopo una lunga e appassionata relazione sulla storia della nostra aassociazione, invitò i giovani volenterosi a farsi largo all’interno dell’Unione per arricchirla con il loro contributo e le loro idee. Decisi di seguire alla lettera quel consiglio e il 30 aprile 2010 ho accettato la carica di Presidente della sezione di Macerata, soprattutto per restituire all’Unione ciò che mi aveva dato, consapevole di aver ricevuto molto di più di quanto io sia riuscito ad offrire.

Nei 5 anni successivi, la sezione di Macerata ha vissuto un cambiamento radicale grazie al lavoro di tutto il Consiglio, del personale dipendente e volontario! Sede completamente ristrutturata, nuovi servizi per i soci, nuove attrezzature, numerose attività sul territorio, convenzioni per nuovi servizi di accompagnamento e molto altro. Ovviamente, però, non è questa la sede per scrivere ciò che ho già scritto o per dire ciò che ho già detto, quindi, se volete saperne di più, leggete la nostra Relazione di fine mandato 2010-2015.

Nel 2015 ho lasciato la presidenza con la volontà di concentrarmi sulle attività dell’IRIFOR di Macerata, consapevole che non esiste inclusione senza conoscenza e non esiste conoscenza senza formazione. Come dico sempre, la disabilità visiva, non può essere fatta conoscere attraverso slogan, opuscoli o altre trovate d’effetto, tanto meno attraverso macabre iniziative di raccolta fondi che danno alla società meno erudita, un’idea distorta e negativa della nostra condizione e soprattutto delle nostre potenzialità; occorrono invece percorsi formativi specifici da proporre alle scuole e alle università (affinché i nostri alunni siano sempre più inclusi nei percorsi didattici curriculari), alle aziende (affinché le potenzialità di ciechi e ipovedenti li rendano competitivi nel mondo del lavoro), al personale sanitario (affinché ciechi e ipovedenti siano adeguatamente assistiti), ad architetti ed ingegneri (affinché gli spazi siano a misura di tutti) ecc.

Consapevoli di questo, all’interno dell’IRIFOR di Macerata, io e i miei collaboratori abbiamo dato vita alla piattaforma IRIFOR e-Learning, frutto di un’intensa attività di analisi dei bisogni e ricerca di soluzioni didattiche appropriate. Nel 2013, supportati e incoraggiati dall’IRIFOR Centrale, abbiamo istituito il primo corso in Tiflologia per l’Inclusione scolastica, a livello nazionale.

Il resto è storia recente: il 7 novembre 2017, il Consiglio Regionale dell’IRIFOR Marche, su indicazione dell’IRIFOR Centrale, ha nominato un Commissario ad acta, al fine di cancellare l’accreditamento MIUR in possesso dell’IRIFOR di Macerata. Le ragioni? Cito testualmente le parole del Commissario: “per problematiche relative alle regole interne dell’istituto”. Se volete saperne di più, vi invito a leggere il post Addio alla formazione online di IRIFOR Macerata.

Questa decisione ha portato, nel giro di 6 mesi, alla cessazione dell’attività formativa di IRIFOR Macerata. Abbiamo chiesto più volte all’IRIFOR Centrale di acquisire la piattaforma e continuare con l’attività formativa, come in precedenza, per proseguire con l’erogazione di questo servizio, divenuto, nel tempo, un’eccellenza a livello nazionale ed “osservato” da prestigiosi istituti e centri di ricerca.

Tale proposta è stata formalmente rigettata. Per contro, siamo stati invitati a proseguire con l’attività formativa, utilizzando l’accreditamento MIUR dell’IRIFOR Centrale, ma ciò non è possibile perché IRIFOR Centrale e IRIFOR Macerata sono 2 persone giuridiche distinte, con diverso codice fiscale; occorrevano quindi 2 accreditamenti distinti. Lo stesso statuto dell’IRIFOR, all’art. 3 precisa che “L’Istituto è costituito da una struttura nazionale e da strutture regionali e territoriali, dotate di propria autonomia gestionale, amministrativa e fiscale”.

Lascio dunque a chi legge la libertà di trarre le proprie conclusioni.

La mia considerazione è che attualmente l’Unione (e con essa l’IRIFOR) stia scrivendo uno dei capitoli più tristi della sua storia. Capirlo è semplice, quanto doloroso: è sufficiente, infatti, affacciarsi al di fuori e guardare all’operato di altre associazioni di persone con disabilità che hanno saputo riorganizzarsi, affrontare il cambiamento sociale in atto, seguire l’evoluzione tecnologica e coglierne le opportunità per offrire risposte alla prospettive delle nuove generazioni. Guardando indietro, alla storia dell’Unione, capiamo che la nostra associazione è sempre stata maestra nel cogliere le opportunità e seguire i cambiamenti sociali. Perché non lo siamo più? Che cosa ci è successo?

Per quanto riguarda me, ammetto di avere, in passato, rinunciato a diverse opportunità professionali, proprio per dedicarmi all’Unione e cercare di crescere professionalmente all’interno di essa. Sicuramente è stato un errore. Adesso, in questo momento della mia vita, gli impegni familiari e le nuove opportunità professionali, mi lasciano poco tempo a disposizione, ma è vero anche che – purtroppo – ho perso la motivazione a lavorare in un contesto così sterile.

Per tali ragioni, alla prossima assemblea della sezione di Macerata, non presenterò alcuna candidatura. Svolgerò invece, con la passione di sempre, il ruolo di semplice volontario per continuare a restituire all’Unione ciò che mi ha dato in passato.

Concludo con un invito ai più giovani. Se decidete di impegnarvi nell’Unione, studiate prima di tutto la nostra storia, affinché l’opera dei Grandi vi sia da esempio e gli errori commessi non si ripetano ancora. Se avete del tempo a disposizione, dedicatelo a chi ha bisogno di voi perché non c’è investimento migliore per il vostro futuro! Dite sempre la vostra, anche in modo energico, ma rispettate i dirigenti perché sono il frutto dell’espressione democratica. Non cercate mai scorciatoie, ma prendete sempre la strada che vi porterà alla conoscenza e all’esperienza. Soprattutto, però, ascoltate il vostro cuore e la vostra coscienza, affinché ogni scelta sia proiettata al bene comune dell’intera associazione, delle persone di oggi e di quelle di domani. Avrete soddisfazioni, ma anche delusioni: nel vostro cammino, incontrerete persone che avranno paura delle vostre capacità e del vostro entusiasmo: fateli tremare! ma ricordate che il ruolo più importante, quello più prestigioso e quello più meritevole che si possa avere all’interno dell’Unione è quello di semplice volontario, senza il quale, la nostra associazione non avrebbe senso di esistere.

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