La tartaruga bianca

Storie per bambini? Ne conosco a memoria poco più di venti: troppo poche per una figlia che prima di dormire, mi chiede di raccontarne una diversa… ma la notte – si sa – è amica della fantasia e della creatività… e dunque, quando c’è il buio interno a te, gli occhi chiusi ed un abbraccio che profuma di capelli di bambina, non è difficile immaginare un mondo pieno di colori. Così, di queste storie inventate, ho deciso di scriverne alcune… e allora, eccone una! Tutte le altre andranno, giorno per giorno, ad arricchire la raccolta che ho chiamato appunto Colori, presente su Whatpad.

Nell’orto di Amelia, vicino al parco giochi, abitava una giovane tartaruga che si chiamava Bianca. Si chiamava così perché era tutta bianca. La testa era bianca, le zampette erano bianche e persino la sua casetta: era tutta bianca.

I suoi amici, però, non volevano giocare con lei: – tu non sei verde! Va a giocare da un’altra parte, dove ci sono tartarughe bianche come te.

– E dove vado? – Disse bianca. – Io vorrei tanto giocare insieme a voi!

Scoppiarono tutti in una grande risata!

– Ma guardati – disse uno – non vedi come sei? Ti pare possibile che una tartaruga come te possa giocare insieme a noi? Noi facciamo giochi da tartarughe vere perché siamo tartarughe vere, invece tu no!

Bianca non sapeva dove andare: nel grande parco giochi tutte le tartarughe erano verdi. Di tartarughe bianche proprio non ce n’erano! Così, piangendo, tornò nell’orto.

Quella mattina, Amelia scese a raccogliere un po’ di lattuga. Entrando nell’orto sentì qualcuno che piangeva: – chi è che piange? – Disse.

– Sono io – rispose Bianca.

– Io chi?

– Io, la tartaruga bianca.

– Dove sei?

– Sono qui, nel mio guscio!

– E perché non vieni fuori?

– Perché mi vergogno!

– Dai, vieni fuori e sistemiamo tutto!

La tartaruga Bianca, uscendo timidamente dal guscio disse: – i miei amici non vogliono giocare con me perché sono bianca!

– Ci penso io – disse Amelia – Vieni con me.

– …e dove andiamo? – Rispose Bianca.

– Andiamo a trovare un signore molto bravo con i colori.

– E come si chiama?

– Si chiama Raffaello.

Raffaello, aveva tanti colori: rossi, gialli, blu… ma soprattutto aveva tanti tanti verdi: verde chiaro, verde scuro, verde pisello, verde smeraldo, verde oliva, verde foresta, verde marino e tanti tanti altri!

– Cosa posso fare per voi? – disse il Pittore.

– Bianca è triste. Le altre tartarughe non vogliono giocare con lei. Puoi colorarla tutta di verde?

– Ohohoh… ma con piacere! Dai Bianca, vieni qui che ti coloro!

Bianca adesso era contenta; sperava di diventare come le altre tartarughe per giocare finalmente insieme a loro, proprio come una vera tartaruga.

Raffaello la guardò attentamente; prese tavolozza, colori e pennelli e si mise al lavoro!

– Quanto ci vorrà? – Chiese Amelia?

– Un’oretta – Rispose il pittore.

– Allora io vado a fare un giretto. Tornerò appena finito.

Dopo un’ora Amelia tornò nello studio di Raffaello e con grande sorpresa vide che Bianca era diventata proprio una vera tartaruga! Mancava solo qualche altra piccola pennellata.

– Bianca, sei bellissima! – Esclamò Amelia.

– Si? È vero? Non mi sono ancora vista.

– Io ho finito! – Disse Raffaello – Dai, vai allo specchio… è laggiù.

Bianca si guardò allo specchio e non poteva crederci!

– Ma sono veramente io? – Disse.

– Certo! – Rispose Amelia. – Sei proprio tu! Adesso corriamo al parco giochi!

– Arrivederci ragazze!

– Ciao Raffaello! E grazie di tutto!

Lungo il percorso, Amelia prese in braccio Bianca, per fare prima e in men che non si dica, eccole al parco giochi.

– Adesso vai! – Disse Amelia. – Ci vediamo Stasera. Quando verrò ad innaffiare l’orto mi dirai com’è andata.

Bianca, sicura di sé, entrò nel parco giochi dove c’erano i suoi amici.

– Chi sei? – disse uno.

– Sei nuova? – chiese un altro.

– Da dove vieni? non ti abbiamo mai vista – continuarono tutti.

– Mi chiamo Bia… eh Lucia. Sono appena arrivata.

– Che bella che sei! Come sei verde! Il tuo guscio sembra proprio disegnato da un pittore! Vuoi venire a giocare insieme a noi?

– Si, eccomi! – Rispose Bianca felicissima.

Giocarono per più di tre ore! Proprio come vere tartarughe. Giocarono a nascondino, al gioco della foglia e persino a rincorrersi! Proprio come vere tartarughe. Bianca insegnò a tutti i suoi amici un gioco nuovo che si chiamava Passa il fiore. Quel giorno era il più divertente di tutti!

A un certo punto, però, dall’orizzonte spuntò una nuvolaccia nera e ben presto scoppiò un forte temporale!

– Tutti nel guscio! – Gridarono le tartarughe. – Altrimenti ci bagnamo!

La pioggia era forte, ma il temporale ben presto passò.

Gli uccellini ricominciarono a cantare e nel cielo apparve un bellissimo e brillante arcobaleno: rosso, arancione, giallo, verde, celeste, blu, viola… iniziava all’orizzonte, attraversava il cielo e finiva dall’altra parte.

Una tartaruga che aveva timidamente messo la testa fuori dalla casetta disse: – non piove più; possiamo uscire! …e guardate lassù che bell’arcobaleno!

Tutte uscirono fuori dalla loro casetta. Anche bianca uscì fuori dalla sua casetta e fu colta da un grande spavento! Uscendo, infatti, si accorse che la pioggia aveva lavato il suo guscio e portato via tutti i colori di Raffaello.

Adesso era di nuovo bianca.

Si mise a piangere e scappò via per la vergogna.

– Dove vai? – disse uno dei suoi amici.

Bianca non rispondeva e continuava a piangere.

– Perché te ne vai? – disse un altro.

– Mi avete scoperta! Adesso non vorrete più giocare con me! Vi chiedo scusa per quello che ho fatto! Mi dispiace di avervi ingannati. Andrò via e vi prometto che non tornerò più qui.

– Dai, vieni qui – disse uno.

– Non vuoi più giocare con noi? – chiese un altro.

– Ci siamo divertiti insieme a te, non andartene – continuarono tutti.

Bianca non sapeva più cosa pensare e disse: – ma io sono Bianca; siete sicuri che volete ancora giocare con me, anche se sono tutta bianca?

– Certo! Perché ognuno di noi è diverso, proprio come i colori di quell’arcobaleno.

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