Swimming in the light: un progetto europeo di integrazione, fiducia e tolleranza sul tema della disabilità visiva


Per la prima volta, una sezione provinciale dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti coordina un progetto nell’ambito del programma comunitario  Jouth in Action.
Si è svolto nei pressi del Monte San Vicino, nel territorio del Comune di Apiro (provincia di Macerata) il progetto Swimming in the light, organizzato dal sottoscritto, con la collaborazione della sezione di Macerata.

Si è trattato di un soggiorno di 10 giorni (dal 21 al 31 luglio 2007), nel corso del quale i partecipanti (giovani vedenti, ipovedenti e non vedenti, di età compresa tra 18 e 27 anni, provenienti da Bulgaria, Francia, Italia, Lituania e Spagna) hanno vissuto importanti momenti di integrazione e socializzazione in un contesto amichevole e del tutto informale.

La prima cosa che mi preme precisare riguarda l’orientamento delle attività. Non si è trattato di attività specifiche per disabili visivi, ma di attività per tutti, accessibili a tutti! Il progetto, infatti, non è stato pensato per persone non vedenti o ipovedenti, ma per giovani desiderosi di vivere un’esperienza che avesse come tema la disabilità visiva ed è solo partendo da questo presupposto che la maggior parte degli iscritti fossero persone non vedenti o ipovedenti. Infatti, Swimming in the light, non va visto soltanto come un progetto “per dare l’opportunità a disabili visivi di divertirsi e socializzare tra loro”, bensì come un’opportunità per i giovani dell’Europa – vedenti e non vedenti – di conoscere il mondo della disabilità visiva, con tutti i suoi limiti e le sue potenzialità, in un contesto europeo e multiculturale.

I partecipanti hanno soggiornato nell’agriturismo Santa Maria del Gallo in monolocali da 4 a 6 posti letto, suddivisi in base al sesso e alle lingue parlate, ma non in base alla nazionalità. È stato importante infatti far convivere i partecipanti nelle stesse camere, soprattutto dal punto di vista del confronto, della tolleranza e dell’arricchimento reciproco.

L’agriturismo è provvisto di una piscina privata che Paulius Kalvelis, professore di nuoto per non vedenti, proveniente dalla Lituania, ha trasformato in un luogo di socializzazione e di divertimento, dove i giovani hanno acquisito maggiore fiducia in se stessi e negli altri. I giochi in piscina, accessibili a tutti, si alternavano ad intervalli di 20 minuti, durante l’arco di un intero pomeriggio, in modo da creare spazi di tempo libero per favorire momenti di socializzazione in un contesto diverso dalla normale vita quotidiana.

Grazie alla collaborazione e alla generosità di Roberto Farroni, direttore del Museo Tattile Statale Omero di Ancona, i partecipanti hanno avuto la possibilità di vivere un’avventura alla scoperta delle numerose collezioni che riproducono in scala opere di scultura ed architettura dall’antica Grecia ai nostri giorni, in un luogo dove è assolutamente “vietato non toccare”. Paradossalmente, l’esplorazione tattile dell’arte si è rivelata un’esperienza affascinante soprattutto per i partecipanti senza disabilità visiva, poiché, – a loro dire – hanno avuto la possibilità di esplorare aspetti della scultura e dell’architettura di cui neppure supponevano l’esistenza. Dopo questa visita, tutti i partecipanti al progetto si sono ritrovati nella Sala Convegni del Museo per illustrare ai dirigenti delle quattro sezioni provinciali UIC delle Marche, nonché al presidente del Consiglio Regionale, le attività del progetto in corso e tutte le opportunità offerte dal programma europeo Gioventù in Azione, al fine di poter organizzare altri progetti per il futuro che coinvolgano i nostri giovani.

Un pomeriggio è stato dedicato ad un’escursione all’interno delle famose grotte di Frasassi, situate a circa 30km di distanza dall’agriturismo. Momenti affascinanti e ricchi di emozioni, sia per i vedenti, sia per i disabili visivi che hanno avuto la possibilità di toccare stalactiti e stalagmiti.

I giovani hanno inoltre vissuto importanti esperienze, presso il Centro Italiano di Analisi Sensoriale di Matelica, per capire il funzionamento e le reazioni del proprio corpo nell’interpretare gusti, sapori e sensazioni tattili. Dopo qualche minuto di riscaldamento, i partecipanti hanno appreso a valutare la qualità di cioccolato, vino e olio, nonché imparato a capire il processo di realizzazione di profumi e prodotti cosmetici, il tutto sfruttando le potenzialità del gusto, dell’olfatto e del tatto.

Per rendere vivo l’aspetto multiculturale del progetto, sono state organizzate serate culturali all’insegna di piatti tipici, musica, danza e giochi di vario genere. I partecipanti di ogni paese hanno insegnato agli altri a cucinare i propri piatti tipici, cosìcché i giovani non solo hanno avuto il piacere di gustarli, ma anche beneficiato di un arricchimento culturale nel prepararli.

Il punto di forza di questo progetto, però, sono stati i forum di discussione, nei quali i partecipanti hanno potuto confrontarsi su vari argomenti riguardanti la disabilità visiva.

Disabilità visiva, autonomia personale ed assistenza, dove i partecipanti hanno prodotto un insieme di punti rivolti agli altri giovani che si avvicinano per la prima volta al mondo della disabilità visiva per descrivere i reali limiti di una persona non vedente o ipovedente, ma anche le relative potenzialità affinché non si abbia un’idea distorta del mondo della disabilità visiva e affinché gli altri giovani che lo desiderano possano assistere in maniera efficace la persona non vedente o ipovedente.

Discriminazioni silenziose nell’Unione Europea, suddiviso in due importanti sottoargomenti: problematiche che interessano la mobilità nell’Unione Europea e difficoltà nell’accedere al materiale on-line riguardanti la Commissione Europea.

Integrazione dei disabili visivi nella società, dove i partecipanti hanno discusso intorno a tre aspetti fondamentali della vita: l’integrazione nello studio, l’integrazione nel lavoro ed il rapporto con le persone dell’altro sesso.

Come già accennato, il progetto è stato organizzato dal sottoscritto, ma le attività sono state gestite dai partecipanti stessi: un progetto costruito dai giovani per i giovani, rispettando a pieno gli obiettivi del programma Gioventù in Azione, affinché siano proprio i giovani a gettare le basi per un’Europa aperta ai propri cittadini, unita, e rispettosa delle caratteristiche individuali di ciascuna persona.

Appuntamento dunque alla prossima estate, nella speranza di poter organizzare un altro progetto, per coinvolgere altri giovani ed esplorare a fondo nuove realtà.

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