Bright Ubuntu, giornata di presentazione e formazione


Fonte: Museo Omero

Non vedenti, ipovedenti e altre categorie di persone con disabilità potranno utilizzare facilmente il computer e la rete

Che cosa significa Bright Ubuntu?
Ubuntu prende il nome da un’antica parola africana che significa umanità agli altri, oppure io sono ciò che sono per merito di ciò che siamo tutti. Il sistema operativo “Ubuntu” porta lo spirito di Ubuntu nel mondo del software.“Bright Ubuntu” è un sistema operativo open-source, libero, gratuito e senza barriere per persone con disabilità visiva e non solo, realizzato personalizzando il sistema libero e gratuito “Ubuntu” già esistente, al fine di renderlo “Bright” ovvero luminoso e funzionale per i non vedenti e gli ipovedenti dotandolo di tutti i software e gli strumenti necessari.

Sabato 25 ottobre ore 17.30 – Sala conferenze Museo Omero
Presso la Sala Conferenze del Museo Omero viene presentato in una giornata formativa aperta a tutti “Bright Ubuntu”, le sue funzionalità e possibilità di utilizzo.

Intervengono:

  • Prof. Luca Spalazzi, Ing. Egidio Cardinale, Ing. Angelo Bracci:
    DIIGA – Dipartimento di Ingegneria Informatica, Gestionale e dell’Automazione – Università Politecnica delle Marche
  • Prof. Mirko Montecchiani: Responsabile Giovani dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti Marche e docente a contratto di tiflologia presso all’Università degli studi di Macerata.
  • Roberto Farroni: Presidente Museo Tattile Statale Omero
  • Carlo Maria Pesaresi:Assessore alla cultura Provincia Ancona

La giornata formativa è rivolta:
ai responsabili dei Musei e delle Pubbliche Amministrazioni che vogliono incrementare l’accessibilità dei loro servizi ai docenti delle scuole che hanno ragazzi non vedenti e ipovedenti in classe ad ingegneri e tecnici del settore informatico ai non vedenti, ipovedenti e persone con disabilità
a tutti coloro che desiderano conoscere come integrare tecnologia, cultura, servizi alla persona in ambito privato e professionale

Promotori:
ll progetto, nato da un’idea di Mirko Montecchiani, che con il sostegno di Maurizio Mazzieri e del Rotary Club di Ancona ha coinvolto il team del DIIGA dell’Università di Ingegneria e il Museo Tattile Statale Omero, è stato finanziato dalla provincia di Ancona – progetto Cohabitat (Asse Human Bit).

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