Per raccontare come lavoro oggi ho bisogno di partire da lontano. Abbastanza lontano.
Da dove vengo: BASIC a 9 anni, lettere all’università e nessuna scuola di informatica
Chi mi conosce sa che ho scritto le prime righe di codice a 9 anni, in BASIC, su un computer di famiglia che faceva più rumore che calcoli. Era un gioco, quasi. Poi è arrivata l’adolescenza e, come spesso succede, il computer è passato in secondo piano per un bel po’ di anni.
Quando mi sono iscritto all’università ho scelto lettere, non informatica. La programmazione è rientrata nella mia vita in modo del tutto parallelo e autonomo: mentre studiavo testi, storia e filologia, imparavo da solo HTML, CSS, PHP e JavaScript. Nessun corso strutturato, nessun percorso accademico tecnico; solo curiosità, tentativi, errori e tantissime ore davanti allo schermo.
Non lo racconto come un vanto, ma come contesto utile a capire il resto. Quindici anni di lavoro nel web sono costruiti su fondamenta che ho posato mattone per mattone, in modo un po’ disordinato ma genuino.
Come funziona adesso: 60% AI, 40% esperienza umana
Se dovessi fotografare la mia giornata lavorativa attuale, circa il 60% del codice prodotto nasce in collaborazione diretta con l’intelligenza artificiale: scaffolding di componenti, logiche ripetitive, ottimizzazioni di routine, bozze di funzionalità nuove. Il restante 40% rimane nelle mie mani: le decisioni architetturali, il controllo qualità, la risoluzione di problemi complessi e la gestione del rapporto con il cliente.
Non si tratta di delegare il lavoro a una macchina. Si tratta di trovare un ritmo nuovo, in cui la velocità dell’AI e il giudizio umano si completano a vicenda. Almeno, questo è quello che funziona per me.
“Immagina un’app, descrivila e l’app esiste.” Sarà vera un giorno. Oggi è ancora fuffa.
Lo slogan gira ovunque e suona benissimo. La realtà che vivo ogni giorno è però più onesta: per piccole utility, script autonomi o prototipi iniziali, il flusso funziona in modo sorprendente. Per applicazioni complesse, con logica di business articolata, integrazioni multiple e requisiti di scalabilità seri, serve ancora qualcuno capace di guidare ogni passo del processo.
L’AI non sostituisce l’esperienza, la amplifica. E lo fa bene solo quando c’è qualcuno che sa come indirizzarla e, soprattutto, come valutare quello che produce.
Cosa cambia in concreto per chi mi affida un progetto
I vantaggi che ho riscontrato non restano nella mia scrivania: si riflettono in modo abbastanza diretto su chi lavora con me. Questi sono i cambiamenti più concreti che ho notato.
Prezzi più accessibili
Non perché il lavoro valga meno, ma perché alcune fasi che prima richiedevano molte ore di lavoro manuale ora si completano in tempi molto più brevi. Cerco di trasferire questo risparmio ai clienti in modo diretto.
Prototipi live fin dalle prime fasi
Prima era difficile proporli: consegnare qualcosa di funzionante e navigabile nelle fasi iniziali di un progetto aveva un costo che spesso non si riusciva a giustificare. Oggi è diventata una pratica normale nel mio modo di lavorare. Il cliente può vedere e toccare qualcosa di reale molto prima che venga scritto il codice definitivo.
Revisioni più precise
Quando il cliente interagisce con qualcosa di concreto invece di guardare wireframe statici, le sue indicazioni diventano più mirate. Il risultato finale tende ad essere più vicino a quello che aveva davvero in mente.
Tempi più rapidi
Alcune fasi di sviluppo che in passato richiedevano giorni si completano in ore. Questo non significa abbassare la qualità del codice finale, che rimane comunque sotto il mio controllo in ogni momento.
Tornare indietro? Onestamente, non ci penso.
Il vibe coding è ancora giovane e gli strumenti evolvono a una velocità che non avevo mai visto prima in questo settore. Ci sono ancora molti limiti, molte cose che non funzionano come promesso e tanto margine di miglioramento.
Quello che posso dire, dopo averlo usato concretamente per mesi, è che qualcosa di reale sta succedendo. Non perché l’AI faccia tutto da sola, ma perché, unita a anni di pratica sul campo, permette di offrire qualcosa che prima era difficile da proporre: velocità, qualità e prezzi ragionevoli nello stesso progetto.
Non è magia. Richiede ancora competenza, attenzione e un po’ di esperienza per non fidarsi ciecamente di quello che l’AI produce. Però, rispetto a tante promesse che ho sentito nel corso della mia carriera, questa volta mi sembra che ci sia qualcosa di concreto sotto.