Giovani non vedenti, tecnologia e lavoro

by Mirko Montecchiani e Fabio de Dominicis

In che modo le tecnologie informatiche e della comunicazione possono migliorare l’inserimento lavorativo di giovani europei con disabilità visiva? È questa la riflessione su cui si è incentrato il seminario di Bratislava, svoltosi dal 6 all’8 novembre 2009, al quale hanno partecipato Mirko Montecchiani e Fabio de Dominicis, in qualità di delegati dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti ONLUS:

Al seminario, promosso dall’EBU (European Blind Union) e coordinato dall’UNSS (Únia nevidiacich a slabozrakých Slovenska, Unione slovacca dei ciechi ed ipovedenti), hanno preso parte circa 30 persone tra relatori e rappresentanti le associazioni dei minorati della vista di diversi paesi europei.

Il giorno 7 novembre, dopo le presentazioni e i saluti di apertura ha iniziato i lavori Fred Reid, membro della commissione EBU per la riabilitazione e l’impiego, discutendo sul ruolo che lo stato e la Comunità Europea (in seguito CE)potrebbero giocare per migliorare l’inserimento lavorativo da parte dei giovani minorati della vista. Reid ha illustrato i termini del problema, sostenendo che nei paesi Europei più avanzati come  Svezia, Germania e Regno Unito la situazione sia molto migliorata per i giovani minorati della vista, in parte grazie  al ruolo dello stato che ha contribuito attraverso l’istruzione e i servizi di supporto. Essendo però tale affermazione priva di informazioni che permettessero un termine di paragone più preciso rispetto alla situazione di altri paesi, Fabio de Dominicis ha ritenuto opportuno sottolineare, a titolo di esempio, come anche nel nostro paese esistessero leggi atte a fornire supporto specifico per l’istruzione e l’impiego dei minorati della vista. Dopo una partecipata discussione sul tema, si è giunti alla  testuale conclusione che “nonostante le vie percorribili siano molteplici e che già si stia lavorando a livello europeo, la CE non può obbligare gli Stati membri a percorrere una strada”.

Il successivo intervento di – Michael Townsend, vice-Presidente della commissione EBU sull’accesso alle tecnologie, ha evidenziato come la “società connessa” da una rete quale internet, attraverso i suoi social networks e le tecnologie assistive, possa aiutare i giovani minorati della vista a inserirsi nel mondo lavorativo. Si è affrontato il problema del costo e dell’accessibilità di queste ultime, tenendo in considerazione sia tecnologie open source, sia tecnologie a pagamento all’ultimo grido (i-phones). Il materiale informativo che ha corredato la presentazione ha fornito ulteriori informazioni rispetto a quanto discusso, presentando un’interessante panoramica delle tecnologie assistive attualmente disponibili.

I lavori sono poi proseguiti con tre workshops che hanno dato una maggiore opportunità ai partecipanti e ai relatori di discutere e fornire informazioni più consistenti (esperienze, consigli pratici, opportunità concrete) per supportare i giovani minorati della vista in ambito lavorativo.

Il primo, presieduto da Loredana Dicsi (delegata dell’associazione VIEWS International), riguardava strettamente la partecipazione a progetti SVE (Servizio Volontario Europeo) adattati a giovani con disabilità visiva. Durante il workshop è stato evidenziato, evidenziando come questo possa essere un valido supporto per facilitare l’inserimento dei giovani minorati della vista nel mercato del lavoro. Dopo una breve ma efficace esposizione delle opportunità offerte dallo SVE, è stato proposto, a scopo dimostrativo, un video riassuntivo di un’esperienza durata un anno, presso la stessa associazione VIEWS da parte di una giovane italiana. Il workshop è proseguito con una forte partecipazione della maggioranza dei presenti, che hanno posto domande e fornito testimonianze personali nel contesto del volontariato. Tali testimonianze, assieme a quanto sostenuto dal relatore, hanno ben dimostrato che il progetto, per  la sua stessa struttura e natura intrinseca, raggiunge davvero gli obiettivi che si propone.

Il secondo workshop, presieduto dai membri dello “EBU Youth Steering Group” Wilco Fiers e Jennifer Bottoms, trattava l’accessibilità dei siti web per il lavoro. Dopo una panoramica generale sull’accessibilità dei siti web per la ricerca di impiego nel Regno Unito e sulle linee guida generali per l’accessibilità dei siti web, sono state proposte da parte dei relatori alcune questioni ricche di spunti, come:

  • quali sono le leggi in materia di accessibilità dei servizi informatici (compresi siti web) nei differenti paesi europei?
  • quali siti web per la ricerca di lavoro esistono nei diversi paesi europei e quanto questi sono accessibili?

Da tali informazioni si è dedotto che, in questi tre paesi sicuramente esistono leggi vincolanti sull’accessibilità, che obbligano almeno la pubblica amministrazione a fornire servizi accessibili secondo regole tecniche e requisiti dettagliatamente specificati. In merito al nostro paese, Fabio de Dominicis ha fatto riferimento alla legge Stanca del 2004.

Il terzo workshop, presieduto dal presidente della commissione EBU per la riabilitazione e l’impiego Ulrika Norélius aveva lo scopo di fornire informazioni pratiche su quella fase della ricerca di un impiego che prevede la preparazione del CV e della lettera di accompagnamento da parte di giovani minorati della vista. Dopo una prima discussione sul contenuto di un generico CV, che quindi non ha apportato informazioni strettamente legate al problema in esame, il dibattito ha toccato le seguenti questioni più interessanti:

  • Come e quando parlare al datore di lavoro della propria disabilità: nel curriculum o nella lettera di accompagnamento, prima, durante o dopo l’intervista?
  • Quali sistemi per la ricerca di impiego esistono nei paesi europei e quanto questi sono accessibili alle persone minorate della vista?
  • Esistono nei diversi paesi europei sistemi specifici di supporto ai minorati della vista per la ricerca di impiego?

Dopo un’attivo e partecipato scambio di idee, corredato da testimonianze di alcuni presenti, si è giunti alle seguenti conclusioni: nonostante esistano studi di diverse scuole sul come e quando presentare la propria disabilità al datore di lavoro, una risposta definitiva alla domanda non è stata ancora data. Alcuni partecipanti  hanno sostenuto che si può presentare la propria disabilità come una potenzialità, se inquadrata nell’ottica di chi sa risolvere i problemi secondo una prospettiva più ampia o differente. In particolare, è emerso che bisogna porre molta attenzione sulle competenze uniche che il soggetto disabile può apportare, invece di spiegare al datore di lavoro la possibilità di poter fare cose per lui molto semplici.

Il giorno 8 novembre la prima presentazione è stata condotta da Peter Lecký, del centro di supporto per gli studenti minorati della vista della Comenius University di Bratislava e si prefiggeva l’obiettivo di mostrare come si potesse diventare indipendenti utilizzando la tecnologia gps per la navigazione. Dopo un’introduzione ben adeguata al contesto sulla tecnologia gps e sui vantaggi che questa può fornire ai non vedenti, il relatore ha presentato loadstone GPS, una soluzione gps free open-source sviluppata in modo particolare per i non vedenti, utilizzabile sui sistemi symbian.

Nell’intervento successivo Bart Simons, presidente della commissione EBU sull’accesso all’informazione, ha proposto una interessante panoramica sullo stato attuale dell’accessibilità dei computers e dei documenti elettronici, come forms da compilare per il datore di lavoro. Il relatore ha saputo evidenziare con efficacia le molteplici situazioni in cui è utile rendere immediatamente accessibile un computer non di proprietà della persona non vedente, nonché il bisogno in alcuni casi di una persona vedente per sopperire a problemi di accessibilità di sistemi, servizi o documenti. Inoltre, la panoramica illustrata sulle tecnologie assistive di accesso all’informazione attualmente esistenti, ha coperto un’ampia moltitudine di aspetti inerenti sia il lato teorico delle problematiche riscontrabili in questo contesto, sia il lato pratico-applicativo, ben ricco di interessanti soluzioni da adottare.

Gli ultimi interventi hanno invece illustrato i progetti europei al momento in essere, legati al supporto delle persone minorate della vista nella ricerca di impiego. In particolare, sono stati menzionati e presentati i progetti discussi qui di seguito:

Il primo intervento di Céline Chabot, membro della federazione francese dei ciechi, ha presentato il progetto PASSEMPLOI, al quale tra l’altro partecipa anche l’Italia attraverso l’l’IRIFOR. Chabot ha spiegato che i managers di azienda non ricevono informazioni adeguate sia sulle leggi relative all’assunzione di persone minorate della vista, sia sulle possibilità e capacità di queste nell’adeguato esercizio di una professione. Le agenzie di collocamento, d’altra parte,  non sono in grado di sensibilizzare le aziende, poiché loro stesse non hanno informazioni sufficienti sulla disabilità dei minorati della vista, per cui non possono aiutarli a trovare un lavoro adeguato. Il progetto, attraverso l’integrazione professionale dei minorati della vista e il training di appositi mediatori,  si pone lo scopo di mettere in collegamento agenzie di collocamento ed imprese, per diminuire tale gap dovuta alla mancanza di informazione.

Successivamente, Andrea Petz (dell’Università di Linz) ha presentato l’International Camps on Communication & Computers (ICC). L’idea base del progetto muove dalla necessità di uno studente minorato della vista di scegliere, pianificare ed organizzare gli studi da affrontare; si tratta di un processo complesso in termini tecnici, pedagogici e sociali, un processo che richiede una preparazione iniziale immediata. Lo scopo del progetto è dare la possibilità i giovani minorati della vista di creare contatti con altri studenti, mostrare loro i possibili percorsi di carriera come l’istruzione universitaria, migliorare il metodo di studio attraverso la ICT, motivarli a scambi internazionali e interculturali.

Last but not least, il progetto Eurochance II, presentato da Branislav Mamojka dell’unione slovacca dei ciechi ha l’obiettivo di favorire l’impiego, supportando lo sviluppo professionale dei minorati della vista, fornendo corsi per migliorare le competenze linguistiche necessarie in ambito lavorativo. Inoltre il progetto offre nuove opportunità di lavoro, dal momento che anche persone non vedenti possono servire da tutors per i corsi di lingua online. Allo scopo  sono stati sviluppati corsi di lingua on-line di inglese, tedesco, spagnolo e Italiano, completamente accessibili ai non vedenti, corredati da libri elettronici accessibili e un sistema vocale di e-learning.

I lavori si sono poi conclusi con il saluto di Colin Low, presidente dell’EBU.

Spesso si tende  a focalizzare i nostri sforzi sul  criticare le attitudini negative dei datori di lavoro, l’assenza o l’inadeguatezza del supporto, considerandoli come fattori principali per riuscire ad ottenere un impiego. Dovremmo invece realizzare che la capacità dell’individuo di assumere le proprie responsabilità e di rispondere attivamente ed adeguatamente a livello socio-lavorativo gioca un ruolo fondamentale. Molti paesi si sono dotati di programmi e leggi con  lo scopo di supportare persone minorate della vista nella ricerca di un lavoro.

Come tutti sappiamo, questi sistemi non sempre incontrano le nostre aspirazioni o necessità; abbiamo quindi molto lavoro da fare, dobbiamo raccogliere dati a partire dai singoli paesi ed a livello europeo, per condurre studi statistici di elevata qualità al fine di conoscere l’attuale stato delle cose, per migliorarle seguendo la via più produttiva.

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